Il dibattito sullo sviluppo urbano e sulla modernizzazione dei servizi pubblici locali ha trovato una cassa di risonanza fondamentale nell’ambito della quarantaduesima assemblea nazionale dell’Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani.
All’interno di questa importante cornice istituzionale, l’evoluzione tecnologica si è imposta come uno dei temi centrali per il futuro delle comunità, delineandosi come un insieme di soluzioni concrete destinate a mutare in modo profondo la quotidianità della popolazione. Un tassello cruciale di questa trasformazione risiede nella necessità di ridefinire il rapporto tra le amministrazioni locali e l’innovazione scientifica, focalizzando l’attenzione su una crescita strutturata, sicura e sistemica.
In una recente intervista rilasciata proprio a margine della manifestazione, intitolata significativamente “Insieme per il bene comune”, Lorenzo Forina, amministratore delegato di Zenita Group, ha tracciato le linee guida di un modello industriale che mira a ridisegnare i contorni della smart city in Italia, coniugando la gestione di grandi infrastrutture con la tutela della sovranità nazionale del dato.
Indice degli argomenti
Dai ponti fisici alle reti invisibili: i pilastri dello sviluppo urbano
L’ingegneria digitale come spina dorsale del territorio
La creazione di una città moderna e interconnessa richiede un mutamento radicale nella percezione stessa delle opere pubbliche. Storicamente, lo sviluppo di un territorio è sempre stato strettamente legato all’ingegneria strutturale tangibile, ovvero alla costruzione e al mantenimento di strade, autostrade, viadotti e ponti. Oggi le esigenze dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni impongono uno sforzo identico in un dominio completamente differente, legato alla gestione della complessità immateriale. L’ingegneria digitale rappresenta la moderna evoluzione di questi asset fondamentali, poiché le grandi reti di comunicazione e i data center costituiscono i pilastri nascosti che permettono a una comunità di scambiare informazioni, erogare servizi e coordinare le attività quotidiane.
Il gruppo guidato da Forina si posiziona in questa specifica catena del valore, proponendosi come una realtà integrata capace di governare tali processi complessi lungo tutto il loro ciclo vitale. L’amministratore delegato ha chiarito l’identità operativa del gruppo spiegando che «progettiamo, costruiamo, manuteniamo e gestiamo grandi infrastrutture digitali complesse, per il pubblico e per il privato».
Questa attività di presidio costante unisce le esigenze del comparto pubblico a quelle del settore privato, gettando le basi strutturali necessarie per sostenere i servizi urbani di nuova generazione.
Superare la frammentazione per fare sistema Paese
Uno dei limiti strutturali del tessuto produttivo nazionale, in particolare nel comparto tecnologico, risiede nella forte frammentazione delle imprese. La storia economica del Paese mostra un’abbondanza di piccole realtà industriali che, pur esprimendo un’altissima specializzazione, faticano a raggiungere la massa critica indispensabile per competere sui mercati internazionali o per supportare i grandi progetti della pubblica amministrazione centrale.
La nascita di un ecosistema integrato che unisce sei aziende digitali italiane risponde precisamente alla necessità di creare un operatore industriale dotato di una scala adeguata. Questa aggregazione permette di superare i limiti dimensionali storici e di mettere a disposizione delle istituzioni una piattaforma solida.
Secondo quanto dichiarato da Forina, l’obiettivo strategico della governance è proprio «creare un operatore su scala (perché dobbiamo superare il “bello ma piccolo” un po’ all’italiana)». Questo consolidamento non è rivolto solo alla risoluzione delle problematiche interne, ma costituisce una vera e pratica piattaforma per l’esportazione delle competenze ingegneristiche nazionali. Attualmente, quasi il 20 per cento del giro d’affari complessivo del gruppo viene sviluppato al di fuori dei confini alpini, confermando che l’unione delle eccellenze locali può imporsi con successo anche nello scenario competitivo estero.
La concretezza del servizio locale: mobilità e sicurezza stradale
Dal controllo della velocità alla tutela dei passaggi pedonali
Quando si esamina l’applicazione pratica del concetto di smart city in Italia, diventa essenziale allontanarsi dalle definizioni puramente teoriche o astratte per concentrarsi su interventi che abbiano un impatto diretto sulla vita dei cittadini. La sicurezza stradale e la gestione della mobilità urbana rappresentano i banchi di prova più immediati per misurare l’efficacia delle nuove tecnologie. Attraverso l’installazione e la manutenzione di dispositivi avanzati, le amministrazioni locali possono monitorare il rispetto delle regole e ridurre i fattori di rischio sulle arterie cittadine.
Gli interventi attuali spaziano dai sistemi di controllo della velocità media alla gestione della rete semaforica, fino al monitoraggio elettronico degli accessi alle Zone a Traffico Limitato (ZTL). L’evoluzione di questi strumenti si sta muovendo verso la protezione delle fasce più vulnerabili della popolazione stradale, come i pedoni.
Attualmente, il gruppo sta sviluppando soluzioni tecnologiche dedicate al controllo dei passaggi pedonali, un progetto che si trova in fase di approvazione da parte del Ministero competente. La complessità di questo sistema è notevolmente superiore rispetto al tradizionale rilevamento del passaggio con il semaforo rosso. Riconoscere se un automobilista abbia effettivamente concesso la precedenza a un pedone richiede una capacità di analisi dinamica del contesto stradale molto sofisticata, rispondendo a un preciso dovere civico e migliorando la tutela della vita nei centri urbani.
L’ottimizzazione delle risorse e la gestione intelligente dei rifiuti
Logistica dinamica per la sostenibilità urbana
Un ulteriore ambito in cui l’analisi dei dati si traduce in un beneficio tangibile per la collettività è la gestione dei servizi ambientali, con particolare riferimento al ciclo di smaltimento dei rifiuti urbani. Un comune moderno non può più fare affidamento su una raccolta passiva basata su calendari rigidi e percorsi predeterminati, che spesso generano inefficienze logistiche e disagi per la popolazione. L’integrazione della catena sistemica e digitale consente di capovolgere questo paradigma, introducendo una gestione guidata dalle reali necessità del territorio.
Il monitoraggio digitale permette non soltanto di verificare la corretta applicazione dei criteri della raccolta differenziata, ma introduce criteri di ottimizzazione predittiva nella movimentazione dei mezzi di raccolta. I veicoli delle aziende municipalizzate vengono indirizzati in modo dinamico esclusivamente verso i punti di raccolta in cui si registra un effettivo accumulo di materiali, evitando il passaggio nelle zone che non necessitano di intervento. Questa mappatura in tempo reale riduce i tempi di percorrenza, abbatte le emissioni inquinanti dei mezzi pesanti e ottimizza i costi operativi delle amministrazioni locali, dimostrando l’utilità pratica dei flussi informativi applicati all’ecologia urbana.
Sovranità tecnologica e tutela della privacy del cittadino
La garanzia del dato protetto entro i confini nazionali
La proliferazione di telecamere, sensori e strumenti di monitoraggio elettronico all’interno dello spazio pubblico può alimentare diffuse preoccupazioni tra i cittadini, i quali talvolta percepiscono la tecnologia come uno strumento di sorveglianza intrusivo e lesivo della propria riservatezza. La transizione verso modelli urbani avanzati non può prescindere da una seria riflessione sulla sicurezza dei dati e sul loro luogo di conservazione. La risposta industriale a questo problema risiede nella scelta di mantenere la completa sovranità tecnologica e geografica delle informazioni raccolte. La gestione dell’intero ciclo di vita del dato avviene rigorosamente all’interno dei confini nazionali, basandosi su tecnologie proprietarie sviluppate internamente.
Forina ha sottolineato con forza questo posizionamento strategico durante il suo intervento, dichiarando che «tutti i nostri dati sono gestiti in Italia. Questa è un’azienda italiana al 100%, con tecnologie proprietarie italiane e sovranità del dato in Italia». Questo approccio garantisce che nessuna informazione esca dal territorio nazionale, rispondendo ai requisiti di indipendenza digitale richiesti dalle istituzioni pubbliche.
Anonimizzazione e cooperazione con le istituzioni pubbliche
La sicurezza del territorio e la prevenzione dei disagi rappresentano esigenze prioritarie sia per i piccoli borghi sia per le grandi metropoli, interessando in modo trasversale le diverse aree geografiche del Nord, del Centro e del Sud Italia. Per rispondere a queste necessità complesse, alcune società del gruppo collaborano direttamente con le articolazioni più delicate della Pubblica Amministrazione, comprese le Forze dell’Ordine e i reparti di Polizia. Il fulcro di questa cooperazione non risiede nel controllo individuale o nella profilazione di massa, ma nella comprensione sistemica dei fenomeni urbani. Ogni flusso informativo raccolto viene sottoposto a severi processi di anonimizzazione e depersonalizzazione prima di qualsiasi utilizzo.
I sistemi tecnologici non sono configurati per identificare l’identità del singolo individuo, bensì per analizzare le dinamiche dell’evento e trasformarle in indicazioni utili per il miglioramento dei servizi. L’analisi dell’atto serve esclusivamente a pianificare interventi pubblici più efficienti e mirati. Come sintetizzato dall’amministratore delegato di Zenita Group, «noi non vediamo chi ha commesso un atto, sia esso un atto di qualsiasi natura (e non per forza un reato); noi usiamo la comprensione dell’atto per indirizzare un miglior servizio pubblico».
La convergenza di diverse competenze specialistiche all’interno di un’unica struttura permette così di offrire uno strumento integrato a supporto del sistema Paese, capace di modernizzare i servizi locali nel pieno rispetto delle libertà individuali.







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